DIALOGO TRA CIBO E DNA


Da tempo è risaputo che l’alimentazione incide notevolmente sullo stato di salute. In particolare sappiamo che cibo e DNA si influenzano notevolmente tra loro e due discipline emergenti hanno l’obiettivo di studiare tale relazione. Queste sono la nutrigenetica, la quale si occupa dell’effetto che i geni hanno nel farci tollerare e processare gli alimenti, e la nutrigenomica, focalizzata sull’azione degli alimenti nei confronti del DNA.

Fortemente d’impatto è stata la scoperta nei mammiferi dei geni della longevità e dell’invecchiamento, su cui si sa ancora poco, ma che comunque sarebbero un’ulteriore conferma del fatto che mangiare bene aiuta a vivere meglio e più a lungo.

Questi geni dell’invecchiamento hanno consentito la sopravvivenza dell’uomo nell’età preistorica, ossia quando l’accesso al cibo era sporadico, andare a caccia per sfamarsi necessario, e ripararsi dal gelo piuttosto difficoltoso. Infatti si attivano in caso di pasti abbondanti con il compito di regolare il metabolismo energetico, cioè favoriscono l’accumulo di energia sottoforma di tessuto adiposo attraverso processi che determinano la produzione di radicali liberi. A compensare la loro azione ci sono i geni della longevità, i quali si attivano in caso di mancata assunzione di cibo e ordinano che l’energia accumulata sottoforma di grasso venga utilizzata e che gli enzimi necessari per neutralizzare i radicali liberi si attivino.

Dunque seppure i geni dell’invecchiamento non possono essere giudicati “cattivi”, considerato che hanno consentito la sopravvivenza della specie umana in periodi difficili, purtroppo al giorno d’oggi non ci sono molto utili. Lo stile di vita è totalmente cambiato nella maggior parte dei paesi, in particolare quelli industrializzati. Si tende alla sedentarietà, ripararsi dal freddo è piuttosto semplice e l’accesso al cibo, spesso ipercalorico e di scarsa qualità, è frequente. Tutto ciò determina una loro eccessiva attivazione con conseguente accumulo di adipe, il quale induce sovrappeso e rilascia sostanze infiammatorie causa di patologie, e innesco di processi metabolici producenti elevate quantità di radicali liberi, molecole altamente reattive che in dosi abbondanti possono compromettere il giusto funzionamento cellulare, sino a causare mutazioni genetiche responsabili dell’insorgenza dei tumori.

Tornando al discorso della nutrigenomica pare che anche alcuni alimenti siano in grado di agire sul DNA inibendo i geni dell’invecchiamento e stimolando quelli della longevità. Fondamentali anche i cibi antiossidanti, cioè anti radicali liberi. Tanto per cambiare stiamo parlando per lo più di frutta, verdura, cereali integrali e semi, tutti cibi che salvano anche la linea oltre che la salute.

Detto ciò, il risultato rimane sempre lo stesso: seguire un’alimentazione adeguata alle esigenze individuali, relative alle caratteristiche fisiche, all’attività lavorativa e fisica, che non deve mai mancare, e alle attività svolte nel tempo libero aiuta a vivere meglio e più a lungo.


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